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Recensione e Intervista – Riverberi d’ombra di Antonio Masseroni
On ottobre 18, 2016

Pubblicato da Antonietta Mirra sul blog  L’amica dei libri, il 18 ottobre 2016

 


Buon martedì! La recensione che vi propongo oggi è dedicata ad un autore molto interessante, non solo scrittore ma anche musicista. In Riverberi d’ombra, Antonio Masseroni ci racconta la storia di una famiglia alle prese con un evento estremamente tragico e dopo, con un altrettanto capovolgimento paranormale che chiama in causa sensazioni e dimensioni altre. Di seguito trovate anche l’intervista all’autore!

Titolo: Riverberi d’ombra
Autore: Antonio Masseroni
Editore: Artemia Edizioni

Genere: Romanzo
Pagine: 200
Prezzo: 15,00 eBook 5,99

TRAMA

A poco più di un anno di distanza dall’uscita della sua prima opera, Antonio Masseroni abbandona le suggestive e poetiche atmosfere post-apocalittiche create nel suo primo libro, per affrontare temi più intimi e al tempo stesso inquietanti. Riverberi d’ombra descrive il viaggio interiore di una famiglia, costretta a ritrovare i propri equilibri e la propria identità, a seguito di un tragico e sconvolgente evento. La storia getta uno sguardo su un mondo al di là dei nostri sensi, ne traccia la bellezza e l’inquietudine, trattando sentimenti molto forti e assumendo a tratti toni da thriller psicologico.

Riverberi d’ombra è un romanzo dalle atmosfere singolari e particolarmente fruibili con l’utilizzo di tutti i sensi. L’autore è anche musicista e la sua vena artistica, il suo modo di sentire e di guardare attraverso le Arti in piena coscienza e consapevolezza, emerge sin dall’inizio e dona all’intera narrazione un velo di particolare armonia e sottigliezza. Uno stile delicato, leggero ma non privo di interessanti affondi psicologici e poetici che donano visioni ed immagini ad una trama dalle tinte noir e paranormali.

Melissa è felicità. Melissa è vita. Adesso Melissa è un risveglio sudato. Un gemito nel buio. Il pianto di due bambini nella notte, che gridano un nome che non risponde più. Melissa è un album di fotografie, sfogliato fino allo sfinimento, sbavato da gocce di lacrime.

Un padre e due figli sono i protagonisti di una storia certamente drammatica che raggiunge l’apice con la morte della moglie e madre in un incidente aereo. Il padre riesce a mettere in salvo i propri figli ma non riesce a salvare la donna che ama e la sua vita, da quel momento, sarà un lungo e tragico tormento accalorato da un perenne senso di colpa che non riesce a scrollarsi di dosso.

Una mania che gli avvelena il sangue e che lo percuote come fosse lui stesso l’artefice di tale dramma, ed è per questo che decide di trasferirsi con i suoi due bambini in una piccola cittadina chiamata Hope, ossia speranza. Per loro la Luciernaga, una casa che all’apparenza li accoglie con dolcezza e bellezza, soprattutto con quella pace e quella tranquillità che tutta la famiglia o quel che ne resta, cerca. Eppure qualcosa cova nell’ombra e segreti inpronunciabili che hanno a che fare con la morte e con le altre dimensioni, si nascondono dietro quelle mura.

Melissa è un vuoto incolmabile. Proprio lì dove avrei giurato ci sarebbe stata l’eternità.

Personaggi strambi, una cittadina all’apparenza perfetta che li accoglie come se non stesse aspettando altro, fanno da cornice ad una storia piena di inquietudine e di mistero.

C’era qualcosa di troppo perfetto, addirittura artificioso nella splendida cittadina che ci circondava.

La presenza soprannaturale è molto forte, perché è inutile nasconderlo, si tratta di fantasmi ma non è la solita storia, c’è dietro uno stile molto personale che riesce a coinvolgere con una musicalità distinta e operata.

Il mio sogno era imperniato di quella malinconica atmosfera che solo la chiave di do diesis minore riusciva a generare. Le note bianche e nere galleggiavano come bolle nelle sfocate sfumature del mio sonno.

La casa non è così innocua come appare ma nasconde un segreto che mi ha davvero affascinato e intrigato. Un’idea molto particolare da parte dell’autore che ha saputo rendere alla perfezione una storia che poteva apparire banale ma che invece ha colto a pieno l’atmosfera del brivido e della paura ma senza essere splatter, semplicemente infilandosi con magnetismo e furbizia tra le crepe di chi legge, portandolo esattamente dove la mente dell’autore ha richiesto.

Riverberi d’ombra, dal titolo magicamente poetico, è un’opera evocativa, dalle immagini sinuose e potenti. Dai colori forti e dall’impronta determinata nel cogliere tutte le sfumature delle emozioni, da quelle più terribili a quelle più belle. Scene che parlano di musica mentre suona un pianoforte, scene maledette che raccontato di strane figure che si aggirano nei corridoi di quella casa di notte. Visioni notturne, voci che sussurrano di paure e di promesse, passi che scalpitano e canzoni che riverberano nell’aria per inquietare e per rapire i sensi e l’anima di chi sta leggendo.

Stiamo parlando di qualcosa che i nostri sensi comuni non vedono, un viaggiatore di un altro sentiero. Beh, se davvero esiste, uno dei tanti posti al mondo in cui probabilmente lo incontrerà è proprio la Luciernaga.

Affetto, legami familiari, sensi di colpa che sembrano insormontabili ma soprattutto amore. L’amore di una madre che torna per i propri figli, l’amore di un padre che li salva non una volta, ma più volte in nome di quel legame con colei che ama che nemmeno la morte è riuscito a distruggere.

Certamente questo romanzo non è idilliaco, non racconta qualcosa di romantico o di leggero, è un romanzo che parla di morte e di superamento di quelle barriere che esistono tra noi e chi non c’è più.

E’ possibile stabilire un contatto con le persone care che abbiamo perso? Esiste una dimensione di passaggio, una zona d’ombra attraverso la quale si può entrare in contatto con l’oltre?

Riverberi d’ombra oltre ad essere una narrazione scorrevole e pulita, è anche una storia che spinge verso molte riflessioni, domande che ci poniamo tutti i giorni e di cui può essere bello scoprire le risposte, o una versione delle tante possibili, proprio tra quelle pagine che fungono da specchio fin troppo chiaro e splendente delle nostre stesse paure e curiosità.


INTERVISTA

Salve Antonio, grazie di aver accettato questa intervista e benvenuto!

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1 – Cosa significa per lei scrivere e quando ha iniziato seriamente a farlo?

La scrittura è una forma di espressione che adoro. Scrivere vuol dire tradurre in parole e storie le proprie sensazioni, creare in qualche modo un ponte tra la propria sfera emotiva e il mondo che c’è fuori. Scrivere è una magia che riesce a imprigionare un’emozione nelle pagine e poi farla uscire di nuovo agli occhi del lettore. In passato ho sempre avuto una certa predisposizione compositiva, ma ho iniziato a scrivere soltanto un paio di anni fa, con l’uscita del mio romanzo d’esordio “La nostalgia dell’acqua”. Sono rimasto colpito dall’effetto che faceva lasciarsi trasportare nelle storie che io stesso creavo.

2 – Cosa rappresenta per lei questo romanzo? Perché lo ha scritto?

Questo romanzo, “Riverberi d’ombra”, nasce da un idea che avevo avuto addirittura prima di scrivere il mio primo romanzo. È stato un lavoro più riflessivo, in un certo senso più chiuso e introspettivo. Vengono trattati temi forti e difficili, come quello dei sensi di colpa, che a volte spaventano perfino più delle ombre che si aggirano furtive tra i corridoi del romanzo. L’ho scritto perché, come tutte le storie che nascono nella mia fantasia, chiedeva a gran voce di essere raccontata.

3 – Perché ha scelto questo genere narrativo? Cosa l’affascina di questo tipo di narrazione?

Sono quello che si può definire un lettore onnivoro, ma ho sempre nutrito una grande passione per il mistero, per le storie che in qualche modo riuscivano a catturare la mia attenzione fino all’ultima pagina. Come scrittore non amo fermarmi su uno specifico genere narrativo, lo dimostra la differenza nello stile e nei temi trattati tra i miei due romanzi. Scrivo quello che sento di scrivere.

4 – Il legame familiare è molto forte ma anche la presenza femminile. Ma la sua presenza? Voglio dire quanto c’è di autobiografico nel romanzo?

Non molto. In genere non amo che i personaggi dei miei romanzi diventino me, piuttosto sono io a trasformarmi in tutti loro e a vivere le loro avventure. È inevitabile però che il nostro modo di guardare il mondo si rifletta negli occhi dei personaggi che inventiamo. Ogni personaggio in un certo senso è una parte di noi, esaltata ed isolata dal resto: buoni, cattivi, eroi e antagonisti, tutti contengono in fondo una sfumatura dell’autore che li ha inventati.

5 – Emerge sin da subito una forte armonia dettata dalla presenza della musica e dalla capacità di scrivere usando molto le immagini. Lei è musicista. Quanto conta la musica nella sua scrittura?

Anche la scrittura, a modo suo, è una forma di musica. Ha una sua cadenza, una sua metrica, cambia il proprio ritmo in base all’atmosfera che si vuole creare intorno ai diversi eventi. Ogni storia merita una colonna sonora, sia essa inventata o veramente vissuta, e io spesso la immagino e la compongo in sottofondo mentre scrivo le mie scene. In questo libro in particolare ho voluto dare un ruolo speciale alla musica. Un pianoforte misterioso che suona di notte una vecchia canzone, in una stanza dove non dovrebbe esserci nessuno… è un immagine vivida, diretta, che coinvolge parecchi dei nostri sensi.

6 – Le atmosfere del romanzo sono intrise di inquietudine e sono piuttosto oscure mentre il titolo è poetico. Perché questa scelta?

In genere mi piace scrivere un romanzo che abbia già un titolo nella mia testa. Il titolo è una parte molto importante perché deve sintetizzare in pochissime parole tutto il sapore del romanzo. Con Riverberi d’ombra è stato amore a prima vista, quel titolo mi ha comunicato subito le emozioni che intendevo infondere tra le pagine del libro. È dolce, poetico e delicato, ma sembra nascondere in sé una minaccia indefinita.

7 – Chi è Antonio Masseroni nella vita di tutti i giorni?

Piacerebbe anche a me trovare una risposta a questa domanda! La verità è che siamo un mix di così tante cose diverse che cercare di dare una definizione esatta di noi stessi sarebbe come voler imbrigliare a tutti i costi un libro all’interno di una collana. Ci sono mille sfaccettature, ogni giorno in evoluzione. Musicista, scrittore, padre di famiglia… sono tutte parole della stessa persona. Le lascio parlare e venir fuori tutte. Fortunatamente, vanno abbastanza d’accordo tra loro.

8 –Quali emozioni prova mentre scrive?

Un grandissimo senso di pace. Tutto intorno sembra sparire e la storia mi cattura nei suoi meandri. Il tempo vola e si ferma al tempo stesso. È un po’ come sognare, ma, a differenza di un sogno, si ha il controllo su tutto.

9 – Di che colore è il suo romanzo e se dovesse associarlo ad un odore, quale sarebbe?

Blu, violetto, come la copertina, come quella sfumatura che assume il cielo quando gli ultimi raggi di luce resistono al calare della notte. Se dovessi scegliere un odore, invece, direi che ha quello degli aghi di pino, gli stessi che avvolgono i protagonisti per tutta la storia e che io ho respirato con l’immaginazione mentre la raccontavo.

10 – Perché i lettori dovrebbero leggere Riverberi d’ombra?

Perché comunque è un romanzo che parla di emozioni vere, al di là delle preferenze di genere. Chiunque può sentirsi parte di quelle emozioni, indipendentemente dalla direzione che ho deciso di prendere per attraversare l’ombra, o dalla soluzione che alla fine ho voluto dare. Si parla di sentimenti reali, in grado di emozionare e farci riflettere tutti.

11 – Le chiedo di lasciarci con una citazione tratta dal suo romanzo che vuole leggano i lettori.

“Non esiste amore più grande di quello di una madre.
Una madre ama per sempre…
Per sempre.”

Grazie a voi!